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Anoressia nervosa

Anoressia nervosa

 

L'ANORESSIA NERVOSA è principalmente caratterizzata dall'intenso timore di ingrassare accompagnato dalla spasmodica ricerca della magrezza, anche quando in realtà si è normopeso o addirittura sottopeso; l’apporto alimentare viene così ridotto con la conseguente progressiva perdita di peso. Nonostante il peso corporeo significativamente basso con un Indice di Massa Corporea al di sotto della norma, nelle persone con anoressia permane costantemente la marcata preoccupazione e paura di ingrassare.

I soggetti con anoressia hanno una percezione distorta del proprio corpo e del peso, che porta a sovrastimare sia le dimensioni corporee che il peso. Talvolta alcuni soggetti riconoscono la propria magrezza ma hanno la convinzione che alcune parti del corpo (soprattutto fianchi, cosce, glutei) siano “troppo grassi”.

La perdita di peso influenza enormemente l’autostima e l’autovalutazione del soggetto, diventando un segno di autodisciplina e autocontrollo che condiziona la vita della persona.
Questi soggetti, quindi, seguono diete ferree o digiunano e possono attuare condotte di eliminazione che contrastino l’aumento di peso (vomito autoindotto, utilizzo di lassativi e diuretici, ecc.).


Esistono, infatti, due sottotipi di anoressia nervosa: quella “con restrizioni”, in cui la perdita di peso viene raggiunta principalmente attraverso diete ferree, digiuni e/o esercizio fisico eccessivo, e quella con “abbuffate/condotte di eliminazione”, in cui la persona presenta ripetuti episodi di abbuffate e/o condotte di eliminazione. Le condotte di eliminazione possono essere presenti anche in seguito all’assunzione di ridotte quantità di cibo e non solo dopo abbuffate.


Il disturbo comporta importanti complicanze mediche che, in alcuni casi, possono addirittura mettere a rischio la vita della persona. Frequentemente vengono riscontrati vari disturbi, alcuni dei quali comprendono: ipotensione, ipotermia, secchezza della cute, disidratazione oltre che ad alterazioni dell’umore come depressione, apatia, irritabilità. In coloro che si autoinducono il vomito può verificarsi l’ingrossamento delle ghiandole salivari, l’erosione dello smalto dentale e la presenza di callosità sul dorso delle mani a causa del loro sfregamento sull’arcata dentaria allo scopo di provocare il vomito.


Il disturbo è riscontrato prevalentemente nella popolazione femminile (90%) mentre gli uomini rappresentano solo il 5-10% di tutti i casi di anoressia nervosa. Generalmente insorge in età adolescenziale, con due picchi di maggiore frequenza a 14 e a 18 anni, ma la fascia di età in cui può esordire va dai 10 ai 30 anni.
Sono soprattutto i paesi industrializzati, dove l’ideale estetico di magrezza è sempre più diffuso, a fare i conti con tale disturbo. In Italia, analogamente agli altri paesi industrializzati, le giovani donne che soffrono di anoressia rappresentano tra lo 0,2-0,9% della popolazione.


L’origine del disturbo è di tipo multifattoriale, ossia è da ricercarsi in un insieme di fattori che, interagendo tra loro, originano e mantengono il disturbo alimentare. Nella maggior parte dei casi il disturbo si presenta a seguito di una dieta ipocalorica iniziata per modificare il peso e la forma del corpo e, spesso, l’esordio è associato a un evento stressante. Le cause che possono predisporre all’insorgenza del disturbo sono di tipo:

  • Genetico: sembra che sia presente un rischio maggiore di sviluppare il disturbo tra parenti di primo grado (genitori-figli)
  • Psicologico: problematiche legate all’autostima, perfezionismo, difficoltà interpersonali e nella gestione delle emozioni dolorose
  • Ambientale: società in cui l’ideale di magrezza è diventato un modello culturale; alcune categorie occupazionali/sportive in cui la magrezza sembra essere apprezzata e talvolta incentivata.

Il trattamento cognitivo comportamentale dell’anoressia nervosa ha come obiettivi iniziali la normalizzazione del peso e l’abbandono delle condotte di restrizione dietetica, delle abbuffate e dei comportamenti di eliminazione. Successivamente, è necessario intervenire per aumentare i livelli di autostima, ampliare la valutazione di sé al di là dell’apparenza fisica, ridurre il perfezionismo, migliorare i rapporti interpersonali e, nel caso di adolescenti, aiutare i familiari a gestire il problema, evidenziando quali siano gli atteggiamenti da adottare e quali, invece, quelli controproducenti

 

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