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Disturbi dell'evacuazione

EVACUAZIONEI disturbi dell’evacuazione vengono solitamente diagnosticati durante l’infanzia o l’adolescenza e consistono nella ripetuta emissione di feci (encopresi) o urina (enuresi) in luoghi inappropriati.
Generalmente i due disturbi si manifestano separatamente ma, talvolta, la loro presenza può essere concomitante.
La caratteristica centrale dell’enuresi è la ripetuta emissione di urina in luoghi inappropriati, come ad esempio nei vestiti o nel letto. Solitamente avviene in modo involontaria e solo raramente viene fatto intenzionalmente. Per fare diagnosi di enuresi, tale comportamento deve presentarsi almeno 2 volte alla settimana per un periodo di almeno 3 mesi, causando disagio in ambiti importanti della vita della persona, come quello scolastico o sociale. Inoltre, il bambino deve avere almeno 5 anni, età in cui il controllo della minzione è già generalmente raggiunto.
Ci sono diversi sottotipi di enuresi: solo notturna, che è la manifestazione più comune del disturbo ed avviene tipicamente nella prima parte della notte; solo diurna oppure con la combinazione dei due sottotipi, sia notturna sia diurna.
L’enuresi viene definita primaria, nel caso in cui il bambino non abbia mai raggiunto il controllo della vescica, o secondaria, nel caso in cui l’enuresi si sia verificata dopo il raggiungimento e il mantenimento per almeno 5-6 mesi del controllo urinario. L’enuresi primaria inizia dopo il quinto anno di età e il momento più comune per l’esordio dell’enuresi secondaria è tra i 5 e gli 8 anni. Generalmente, il problema cessa spontaneamente con il passare del tempo anche se esistono alcune eccezioni: sembra infatti che l’1% degli adulti sia enuretico.
La prevalenza del disturbo è tra il 5 e il 10% tra i bambini di 5 anni e tra il 3 e il 5% tra quelli di 10 anni.
Svariati studi riportano sentimenti di imbarazzo, ansia, riduzione del livello di autostima ed effetti negativi sulla percezione di sé, sulle relazioni interpersonali e sulla qualità della vita in generale del bambino con enuresi.
L’intervento di tipo cognitivo-comportamentale risulta essere il trattamento di elezione per questo problema, con un grao di efficacia molto elevato: applicando tecniche di questo tipo, con un numero limitato di sedute, il tasso di successo è pari a circa l’85%.
Circa il 75% dei bambini con enuresi primaria ha un parente biologico di primo grado che ha sofferto del disturbo.
Per quanto riguarda l’encopresi, invece, la caratteristica fondamentale è rappresentata dalla ripetuta evacuazione di feci in luoghi inadatti, come ad esempio vestiti, pavimento.
Per fare diagnosi di enuresi, l’emissione deve avvenire almeno 1 volta al mese e il bambino deve aver compiuto il quarto anno di età.
Tale comportamento solitamente è involontario, e il più delle volte è associato a stitichezza, con la conseguente “incontinenza da sovrariempimento”. La stitichezza può derivare da fattori psicologici (ad esempio, ansia o paura associata alla defecazione o all’uso del gabinetto), da predisposizione fisiologica, da un’alimentazione sbagliata, dalla mancanza di una corretta educazione all’uso del bagno in età infantile, da disidratazione associata a una malattia con febbre.
Generalmente, il problema scompare con il passare degli anni ma, spesso, non intervenendo può aggravare il disagio psicologico, sociale e fisiologico connesso al disturbo.
Il trattamento di elezione per l’encopresi è la terapia cognitivo-comportamentale basata prevalentemente, per tale disturbo, sull’utilizzo di strategie di tipo comportamentale talvolta associate a un intervento farmacologico.

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