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Fobia specifica

Le paure sono frequenti e comuni nella vita del bambino, accompagnano la sua crescita e il suo normale sviluppo psichico.

Le paure cambiano in base all’età, ma sostanzialmente possiamo dividerle in tre principali tipologie:

  • paura di eventi esterni, di persone o di animali (es. buio, ladri, visite mediche, cani, insetti ecc.)
  • paura di creature immaginarie (diavolo, mostri, fantasmi)
  • paura di essere inadeguati (paura di sbagliare, di non riuscire, di fare brutta figura).

Nell’infanzia ci si trova di fronte a paure di tipo più irrazionale, come: mostri, fantasmi, animali. Con la crescita, le ansie divengono sempre più complesse ed articolate, interessando più da vicino la sfera sociale e relazionale come, ad esempio, la paura di apparire inadeguati. La paura del buio o di dormire da soli, ad esempio, è tipica dei bambini tra i 3 e gli 8 anni, mentre la paura della guerra, dei drogati compare evolutivamente più tardi. I bambini rispetto alle loro paure possono avere atteggiamenti molto diversi: alcuni possono parlarne in modo esplicito, altri possono invece cercare di mascherarle perché si vergognano.

Le fobie sono paure "intense e circoscritte” e sono caratterizzate da una paura specifica ed intensa di un oggetto, di un animale, di una situazione, di un evento sociale o di uno naturale. Esse sono persistenti, sproporzionate e irrazionali e rispetto alle comuni paure, la reazione emotiva è più intensa e il confronto con l’oggetto/situazione causa malessere significativo. Tale malessere è così invalidante da spingere il bambino ad evitare attivamente tutte le situazioni che potenzialmente lo porterebbero a contatto con lo stimolo fobico.

Lontano dalla situazione fobica il bambino riconosce che la sua paura è esagerata, ma ciò nonostante non riesce né a eliminarla né a ridurla quando ne è in presenza.

L'ansia derivante dallo stimolo/situazione fobica, si esprime con sintomi fisiologici come: tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza.

La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti dell’ansia, in realtà costituisce un circolo pericoloso: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e anticipa l 'evitamento successivo. In termini tecnici si dice che ogni evitamento rinforza negativamente la paura. Si innesca un circolo di progressivi evitamenti che produce l'incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, il disagio diventa in tal modo sempre più limitante per il bambino.

Le cause delle fobie specifiche non sono univoche, ma sicuramente hanno un ruolo importante fattori genetici, associati a fattori psicologici. 

In chiave comportamentale l'apprendimento sociale (apprendimento per imitazione) sembra essere spesso alla base della fobia dei bambini, nonchè esperienze traumatiche per il piccolo.

Bambini con fobia specifica con il passare del tempo tendono, a causa delle condotte di evitamento, a ridurre notevolmente il repertorio dei propri comportamenti, ponendosi a rischio di ritiro/isolamento sociale. Il disturbo, a lungo termine, può diventare fortemente invalidante per lo sviluppo sociale e psicologico del bambino.

Le fobie specifiche che compaiono solitamente durante l’infanzia o l’adolescenza, se non trattate, tendono a persistere nell'età adulta.

Il trattamento cognitivo comportamentale è quello più specifico e indicato per i disturbi fobici sia in infanzia  che in età adulta.

fobia specifica infanziaLa psicoterapia delle fobie utilizza specifiche tecniche tra cui l’esposizione graduata agli stimoli temuti. Il bambino viene avvicinato in modo molto progressivo agli stimoli che innescano la paura, il contatto con tali stimoli viene mantenuto fino a che essi non generano più ansia. Solo a tal punto si procede all'esposizione ad uno stimolo leggermente più ansiogeno, in una gerarchia accuratamente preparata. In questo modo, nell'arco di poche settimane, si riesce a salire sulla gerarchia fino ad arrivare a esposizioni molto più forti, senza suscitare mai troppa ansia nel soggetto e ripetendo ogni esercizio finché non è diventato "neutro".Tale procedura può spaventare molto i piccoli pazienti, poiché implica affrontare l'oggetto o situazione temuta, ma se ben effettuata, con l'aiuto di un terapeuta esperto, è assolutamente applicabile e garantisce un successo nel 90-95% dei casi. In alcuni casi, per rendere più efficace il metodo, si insegnano strategie di rilassamento fisiologico e si invita il bambino ad utilizzarle poco prima di esporsi agli stimoli ansiogeni, in modo da facilitare la creazione di un nuovo condizionamento, in cui l'organismo associ rilassamento, anziché ansia, agli stimoli fobici.

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